Correva l’anno 1371, tempo di censimento. Il cardinale Anglico riporta allo Stato della Chiesa: <È in un altissimo monte, ha una rocca, un palazzo fortissimo e bello, ed è atto alla guerra>. Di cosa parlava? Di Giaggiolo. Non Cesena, Sant’Arcangelo, Rimini o Forlì. Giaggiolo. Inaspettatamente una delle contee più ambite tra le maggiori famiglie del passato: Severi, Montefeltro, Malatesta e Guidi di Bagno.
La rocca di Giaggiolo quest’anno compie mille anni. Vale la pena ricordarla, riviverla, andarla a trovare. A guardarla bene da vicino, i sassi che rimangono i mille li dimostrano tutti, anche perché è alta la probabilità che la struttura sia stata costruita ben prima del 1021, anno in cui viene documentata per la prima volta.
È una perla dell’Appennino forlivese, comune di Civitella di Romagna, di cui si conosce la storia e i protagonisti (mi riferisco al Paolo Malatesta citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia), ma di cui non rimane più niente. Quello che vediamo oggi sono le fondamenta: un bastione ottagonale che fa soffermare, pensare. Sono le uniche rovine rimaste per interrogarsi e magari approfondire la vita che ruotava attorno al castello, oltre che scattare delle foto. E quando non rimarranno più nemmeno i sassi? Meglio intrappolare il passato tra queste righe.
Dopo duecento anni di passaggi vari tra chiese, imperatori e papi, la storia della rocca (o castello) si fa interessante nel 1269, quando il figlio di Malatesta da Verucchio, Paolo Malatesta appunto, sposa Orabile Beatrice, figlia dei Severi, i conti di Giaggiolo. Contraendo matrimonio con Orabile, nata e vissuta nel castello, Paolo diventa il capostipite del ramo dei Malatesta di Giaggiolo. Il matrimonio venne combinato dal padre, il vecchio e scaltro Malatesta che conosceva bene la nobile arte di sposarsi solo con donne che avevano cospicui possedimenti. Infatti, il casato dei conti di Giaggiolo era alleato con i Montefeltro, quindi un modo per il vecchio di avvicinarsi al possesso dei territori in mano alla famiglia di Urbino.
L’unione non fu felice poiché Paolo instaurò una relazione d’amore con Francesca da Polenta, moglie di suo fratello Gianciotto. Il famoso epilogo ci viene raccontato da Dante (altro personaggio quest’anno sotto i riflettori per i 700 anni dalla morte) che all’epoca ha vissuto i tristi fatti di cronaca e può aver conosciuto Paolo Malatesta siccome quest’ultimo era stato nominato anche Capitano del Popolo di Firenze.
Come tutti sanno Paolo e Francesca vengono scoperti e fatti uccidere dal marito e fratello tradito, per questo le loro anime si ritrovano ad essere trascinate dalla bufera dell’inferno dantesco. Il delitto accadde nel 1284, dopodiché Giaggiolo passò al figlio Umberto nel 1295 e, alla sua uccisione nel 1324, al nipote Ramberto. Nel 1350 viene ceduto a Ludovico Ordelaffi per poi tornare ai Malatesta sei anni dopo. Il 1471 segna il momento del passaggio ai Guidi di Bagno che possederanno il castello fino al 1555, anno in cui se ne impossessò la Santa Sede.
Oggi la frazione a 489 metri s.l.m conta al massimo una cinquantina di stoici abitanti, un cimitero e una chiesa accanto al famoso promontorio di sassi, ovvero tutto ciò che il passato ci restituisce dell’antica struttura, nel cui fianco sinistro spunta un ingresso: un cunicolo che a quanto racconta un abitante del posto porta fino in cima, dove oltre all’acquedotto c’è ancora una torretta.
Una fine indegna quella del castello di Giaggiolo. Famoso in tutta la Romagna ai tempi che furono, ha dovuto cedere all’oblio del presente. Non si sa quando sia iniziato il declino che lo ha spazzato via dall’altura, sta di fatto che siamo rimasti orfani di uno dei più maestosi siti difensivi del circondario. Chissà che ancora non alberghi intatto nel cuore di Paolo, mentre abbraccia la sua Francesca vorticando insieme nel II Cerchio dell’inferno. L’unica consolazione che ci rimane.